sabato 22 aprile 2017

Bruttissime - Ci vuole fortuna



Quella che propongo è la bruttissima campagna pubblicitaria di una azienda messinese abbastanza nota in città. Da anni usa una rilevante quantità di pubblicità, ricorrendo prevalentemente alla cartellonistica. L'azienda impiega sempre immagini vettoriali, mai fotografiche. I risultati non sono particolarmente interessanti, e la creatività delle comunicazioni è scadente.
In questi giorni, però, hanno modificato il modo in cui comunicano: significa che hanno peggiorato i già bassi livelli delle loro pubblicità. Questo aspetto ha catturato la mia attenzione ed è il motivo per cui ne scrivo.

Ho difficoltà ad elencare quanta scarsezza, povertà ed assurdità è presente in questa comunicazione pubblicitaria. Difficile elencare tutto. Le mancanze sono immense e di ogni genere.
Così scelgo solo una "scarsezza", che m'appare insopportabile, nonostante possa sembrare secondaria rispetto a tutto il resto che miseramente ovunque abbonda.
Mi riferisco alla dicitura lato b.

Che cos'è questo fantomatico lato b?
Sembra si riferiscano ad un vecchio disco in vinile, un 33 giri. Quei dischi riportavano la scritta "lato a" e "lato b". Invece, chiaramente, fanno riferimento ad un culo. La parola culo sembra temibile, non la usano anche se ci lavorano con i culi.
Ricorrere alla dicitura lato b, tuttavia, è assolutamente ridicolo e scollegato alla tipologia di attività svolta. Invece, quella parte del corpo umano si chiama proprio così: CULO.

Data la percezione volgare che spesso si associa alla parola culo avrebbero potuto, con buon esisto, trovare altri termini.
Sedere, ad esempio, è una parola morbida, facile, comune, molto apprezzabile e funzionale alla campagna pubblicitaria. Avrebbero potuto richiamare l'aspetto muscolare usando la parola assai diffusa glutei. Hanno perso anche questa occasione. Eppure di parole ve ne sono tante: culo, sedere, glutei, chiappe, deretano, fondoschiena, didietro, posteriore, natiche.

Nella parte visiva, faccio notare la compresenza di testi in bianco (sul fondo giallo), blu e rosso; l'uso di quattro o cinque tipi diversi di font; l'assenza di un vero messaggio pubblicitario. Ulteriori commenti li evito.
Con merito, tra le peggiori comunicazioni mai viste.

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